Il Freelancecamp come rappresentazione della serendipità sociologica di Robert K. Merton

4 Novembre 2020 | Eventi

Ho scoperto il Freelancecamp nel 2018, due giorni prima dell’edizione romana, ma, purtroppo, i biglietti erano terminati.
Nel 2019 ho partecipato a tutte le giornate dell’evento romano, dalla formazione ai networking corner e ho tenuto un intervento.
Nell’edizione appena trascorsa [2020] ho fatto parte dello staff di Roma, godendo il dietro le quinte [il mio posto preferito] in un momento di incertezza globale e personale e ho presentato il talk che ha aperto la giornata.

Quella che segue è la descrizione di quello che io vedo dentro il Freelancecamp, una visione soggettiva e personalissima! E del perché se lavori come freelance devi partecipare al Freelancecamp, agli eventi, allo ZoomClub e alla community, una visione empiricamente valida!

Serendipità nel linguaggio comune

Nella nostra quotidianità sentiamo parlare spesso di serendipità. Mi sembra di osservare come sia una parola tornata di gran moda e che, nell’uso comune, sia intesa come «la facoltà di fare scoperte inattese, mentre si sta cercando altro. Così nel linguaggio quotidiano il termine serendipità è diventato praticamente sinonimo di caso» (Lagreca I., 2017).

Assistiamo a «semplificazioni […] che associano la serendipità a uno stato di personale benessere in versione new age» (Moretti, 2016, pp.4) così che «la serendipità perde per strada una parte del suo significato e si riduce a qualità psicologica, prestandosi come preziosa risorsa re-torica e finanche ideologica» (Bucchi, 2015 pp.64).

Serendipità nelle scienze sociali

Il termine serendipità entra nelle scienze sociali grazie a Robert K. Merton che sottolinea come «il modello della serendipity nella ricerca scientifica, può ricordare come esso consiste nell’osservazione di un dato imprevisto, anomalo e strategico che fornisce occasione allo sviluppo di una nuova teoria o all’ampliamento di una teoria già esistente» (Moretti, 2016, pp.2).

Merton approfondisce la sua definizione:
«prima di tutto, il dato è imprevisto. Una ricerca diretta alla verifica di un’ipotesi dà luogo a un sottoprodotto fortuito, a una osservazione inattesa che ha incidenza rispetto a teorie che, all’inizio della ricerca, non erano in questione. Secondariamente, l’osservazione è anomala, sorprendente, perché sembra incongruente rispetto alla teoria prevalente, o rispetto a fatti già stabiliti. In ambedue i casi, l’apparente incongruenza provoca curiosità, stimola il ricercatore a trovare un senso al nuovo dato, a inquadrarlo in un più ampio orizzonte di conoscenze» (Moretti, 2016, pp.2).

Il Freelancecamp come ambiente socio cognitivo

«Per cogliere il dato anomalo, imprevisto e strategico e, dunque, attivare il processo che siamo soliti definire serendipità, occorrono occhi e menti allenate che […] risultano particolarmente sollecitate quando operano in microambienti socio cognitivi “serendipitosi» (Moretti, 2016, pp.2).

Il Freelancecamp rappresenta un ottimo esempio di ambiente socio cognitivo densamente serendipitoso. Uno spazio, fisico e virtuale, di scoperta e confronto, di incontri e confronti spontanei.
Il networking, secondo me, è un’attività lavorativa impegnativa e, contemporaneamente, un’azione consapevole altamente spontanea.
Silvia Versari sostiene che «il Freelancecamp è all’80% atmosfera di gioia, senza di quella il networking non scatta» (fonte anonima).

Il Freelancecamp agisce in modo esponenziale per incontrare persone, costruire reticoli e allargare i pensieri. Non solo perché, concretamente, offre la possibilità di scoprire persone sconosciute, bensì in quanto rappresenta una mescolanza di professionalità, competenze d’eccellenza insieme a spontaneità e desiderio di vicinanza che contribuiscono a ricostruire continuamente il Freelancecamp come spazio di esplorazione e conoscenza multidirezionale.

Il Freelancecamp come organizzazione innovativa

La serendipità mostra, quindi, una forte componente sociologica, per questo è necessario considerare «le sue relazioni con i contesti, le strutture e i processi organizzativi che ne favoriscono e ne determinano lo sviluppo». (Moretti, 2016, pp.12).
In questo senso è sempre fondamentale un’organizzazione che condivida e implementi risorse che, solo successivamente, potranno agire sull’apprendimento e l’allenamento dei singoli individui.

Alcuni esempi di serendipità, inoltre, «mostrano un’evidente relazione tra il luogo (dove il genio opera) e la possibilità (che esso si manifesti)» (Moretti, 2016, pp.13).

Il Freelancecamp intesa come organizzazione flessibile, come luogo, fisico e virtuale, agisce generando reticoli relazionali e collaborativi.

Serve un’organizzazione che spinga la possibilità di praticare networking e che comprenda, altresì, la capacità di leggere le tendenze dell’immediato futuro per creare un luogo che sia adatto ai continui mutamenti in corso. Serve, insomma, un’organizzazione resiliente e innovativa.

L’anno 2020 ha esercitato una profonda pressione sulla nostra capacità di immaginare il lavoro e ci ha obbligato a trovare nuove modalità per alimentare vicinanza, condivisione e conoscenza.

La nascita, proprio durante il 2020, del Club con membership, dimostra come il Freelancecamp sia un’organizzazione altamente innovativa, resiliente e reattiva, che ha ripensato e rimodellato uno spazio condiviso altamente efficace adatto alla nuova situazione.

Il Freelancecamp come crocevia di giganti

Merton dichiara che l’elaborazione del concetto di serendipità nasce «da una convergenza di perlomeno quattro interessi che coltivavo da tempo: il mio interesse sociologico per il fenomeno generico delle conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali; il mio interesse metodologico per la logica della teorizzazione; il mio fondamentale interesse per la storia e la sociologia della scienza e il mio perdurante interesse per i neologismi che si rendono necessari per descrivere fenomeni appena scoperti e idee appena emerse» (Moretti, 2016, pp.3).

Le conseguenze non intenzionali rappresentano, per me, un potente fattore nelle pratiche di networking: mi apro verso le persone che incontro, indipendentemente da pensieri strategici o da uno scopo che non sia forte curiosità di scoperta e bisogno di incontro.
Il reticolo di conoscenze e passaparola agisce in maniera imprevedibile e inaspettata, trovando opportunità di lavoro e collaborazioni in traiettorie non lineari.

Attraverso un processo serendipitoso e grazie al Freelancecamp, la mia interpretazione teorica del networking è mutata.

Quando ho partecipato per la prima volta ero principalmente focalizzata sulla possibilità di imparare.

A Roma nel 2019, per esempio, ho partecipato a una lezione di Luigi Centenaro sul personal branding: illuminante. Mi sono aggirata per la Cartiera Latina e, senza rendermene conto, ho parlato e conosciuto tantissime persone per mero spirito di comitiva, c’era il sole e mi sembrava quasi di essere in gita.

Il mio pregiudizio era che non fosse possibile trovare clienti: non è il mio target, non lavoro per freelance ecc. Quando, dopo alcuni mesi, sono stata contattata da un professionista conosciuto proprio durante l’evento che è diventato cliente, la mia teorizzazione sul networking è cambiata.

I reticoli si muovono in modo asimmetrico!

Interpreto questo non come «la casualità della scoperta, bensì l’accidentalità insita nella ricerca scientifica che lo scienziato deve saper cogliere o seguire, anche inconsapevolmente, e che conduce a scoperte fondamentali per l’avanzamento dell’uomo nella conoscenza. Il concetto di serendipity rafforza l’idea di una realtà che deve essere letta attraverso i segnali che ci fornisce, allo scienziato spetta il compito di saperli leggere. […] Attraverso questo concetto, Merton sottolinea anche il carattere di necessaria apertura che uno scienziato deve avere nel suo lavoro di ricerca» (fonte).

«Noi siamo nani sulle spalle di giganti».

Aforisma spesso attribuito a Merton, ma di paternità di Bernardo di Chartres che «sosteneva che noi siamo come nani sulle spalle dei giganti, così che possiamo vedere un maggior numero di cose e più lontano di loro, tuttavia non per l’acutezza della vista o la possanza del corpo, ma perché sediamo più in alto e ci eleviamo proprio grazie alla grandezza dei giganti» (fonte).

La frase rappresenta un’ulteriore possibilità offerta dal Freelancecamp e una metafora appropriata per descrivere come noi freelance possiamo guardare più lontano grazie all’esperienza condivisa di tutti i professionisti che continuano a partecipare e offrire la propria esperienza e professionalità a ogni evento e durante gli incontri dello ZoomClub.

Grazie a tutto questo sapere condiviso io posso essere quel nano cui è consentito di guardare più lontano.

Freelancecamp come spazio di apprendimento

Il miglioramento organizzativo e la spinta innovativa delle comunità non possono avvenire attraverso «un processo di elaborazione delle informazioni esterne, diretto a risolvere i problemi correnti e a favorire un adattamento a un contesto in via di modificazione, dato che l’organizzazione che cambia crea realmente, traendole dal proprio interno, nuove conoscenze e informazioni allo scopo di ridefinire i problemi e le soluzioni e di ricreare, così facendo, il contesto» (Moretti, 2016, pp.13).

Per creare le condizioni che consentano alle persone di riadattarsi a nuove realtà (anche temporanee) sono necessari processi di apprendimento dove «hanno una grande importanza non solo le conoscenze esplicite, codificate, ma anche quelle acquisite attraverso l’esperienza e la pratica» (Moretti, 2016, pp. 14).

Il Freelancecamp attraverso gli interventi sul palco, le lezioni d’eccellenza, ma soprattutto con i networking corner, alimenta processi di apprendimento esperienziale e non strutturato che rispecchiano e si adattano alle necessità di conoscenze ibride, asimmetriche e plurime indispensabili per le attività da liberi professionisti.

Il Freelancecamp siamo noi

«Il caso è solo una componente della serendipità, che funziona sempre in maniera abduttiva: nessun evento fortuito è in grado di generare da sé una scoperta […] se a esso non corrisponde una mente sagace e preparata, vale a dire una mente in possesso di conoscenze non comuni, riflessioni e teorie elaborate nel tempo, nozioni acquisite con sforzo e disciplina. In definitiva, senza preparazione l’evento casuale sarebbe passato inosservato» Lagreca I. (2017).

Anche per questo il Freelancecamp siamo noi. Noi che abbiamo il coraggio di rispondere alle interviste, di metterci in gioco, di commentare, di esporci, di lavorare dietro le quinte, di salire sul palco, anche se siamo timidi o introversi, anche se siamo stanchi o cautamente pessimisti.

Per svolgere l’attività da freelance in Italia servono: impegno, costanza, coraggio, metodo, organizzazione, resilienza…e altro ancora!

Alessandra Farabegoli aprendo l’evento Roma online 2020 ha raccontato come «sia importante mantenere i contatti con questa rete meravigliosa di persone che negli anni sono cresciute insieme, hanno creato progetti, hanno creato legami e sono rimaste sempre accoglienti e in grado di dare il benvenuto alle persone nuove che ogni anno e ogni edizione arrivano a lavorare e imparare insieme a noi»

Conclusioni

Praticare networking in modo genuino significa transitare dalla visione IO alla prospettiva NOI «fino a invertire la priorità, dalla prospettiva psicologica a quella sociologica, dal talento all’organizzazione, dal personale al sociale. Tra gli argomenti a sostegno di questa tesi si può ricordare, da un lato, che il rapporto tra il genio e la scoperta serendipitosa è di per sé stesso un fatto sociale, perché è sociale il genio ed è sociale il sapere in quanto luogo della relazione» (Moretti, 2016, pp. 15).

Quando studiavo sceneggiatura ho ipotizzato una “teoria del cannibalismo culturale”. La maggior parte dei registi che incontravo si nutriva quasi esclusivamente di cinema [epoca pre-Netflix].
Siamo tutti amanti di Tarantino, che rappresenta il massimo esponente del cannibalismo culturale, ma è l’eccezione che conferma la regola.

Nelle professioni digitali noto la stessa tendenza cannibalistica.

Credo, invece, che per la crescita professionale sia essenziale incontrare e abbracciare altri mondi. Cercare fonti di informazione e conoscenza, oltre ai classici indispensabili del nostro settore, ci rende più flessibili e pronti per comprendere e gestire una società altamente complessa.

In questo senso, il Freelancecamp offre anche l’opportunità di incontrare persone che appartengono a settori differenti, che parlano linguaggi diversi e che ci offrono altre prospettive.

Ringrazio il Freelancecamp anche perché «non bastano il genio, la vivacità, la storia, il Rinascimento, la cultura della committenza. La qualità va organizzata. I talenti vanno coltivati. Per fare sistema. Creare opportunità» (Moretti, 2016, pp. 15-16).

Bibliografia

Bucchi M. (2015), Un incontro “serendipitoso” con Robert K. Merton, in Indeterminazione, Serendipity, Random: tre “misure” dell’incertezza, Scienza & Politica, Quaderno N. 3 2015, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università di Bologna, pp. 59-65

Lagreca I. (2017), La serendipità come pensiero abduttivo, sttps://www.edscuola.eu/wordpress/?p=90676

Moretti V. (2016), Della Serendipity, Working Paper, Osservatorio Lavoro Ben Fatto

Cristina Scaraffia consulente e formatrice per assistenza clienti digitale

Cristina Scaraffia

Consulenza e formazione in assistenza clienti

Guido le aziende per comunicare con le persone prima, durante e dopo la vendita di prodotti e servizi.
Insegno a gestire reclami e clienti arrabbiati, a curare la relazione con la clientela per mantenere soddisfazione e fidelizzazione.

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