Data storytelling accessibile e design inclusivo nella data viz

da | 20 Giugno 2023 | Data visualization

Nel Rapporto globale sull’equità nella salute per le persone con disabilità redatto dal World Health Organization “si stima che circa 1,3 miliardi di persone – pari al 16% della popolazione mondiale – soffrano oggi di una disabilità significativa.” ( 1 )

Quando costruiamo grafici, report, dashboard e infografiche a scopo esplicativo e comunicativo il nostro obiettivo è che siano comprensibili e utili per il pubblico.
Ci sono grafici che verranno condivisi all’interno di piattaforme digitali, siti internet, social network, quindi, devono essere chiari per un pubblico vasto e molteplice.

Accessibilità e Chartability

Sono disponibili molte definizioni di accessibilità.

Quella dell’Agenzia dell’Italia digitale è “per accessibilità si intende la capacità dei sistemi informatici di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari.” ( 2 )

Mentre il progetto Chartability, creato da Frank Elavsky e incentrato sui temi della data visualization, definisce l’accessibilità “la pratica di garantire che il maggior numero possibile di persone possa comprendere e usare una tecnologia, strumento, prodotto o servizio.” ( 3 )

Questo progetto è stato esaminato e testato da una serie di persone con disabilità, tra cui non vedenti, ipovedenti, con disabilità motorie, cognitive (ASD e AD/HD) e con deficit di visione dei colori e ha proposto il concetto di chartability, ovvero “una metodologia per garantire che le visualizzazioni dei dati, i sistemi e le interfacce siano accessibili.
La Chartability è organizzata in principi con criteri testabili e si concentra sulla creazione di un risultato che sia un’esperienza inclusiva dei dati per le persone con disabilità.” ( 4 )

Design inclusivo

Il design inclusivo tende a considerare l’intera gamma di diversità umane in relazione a capacità, lingua, cultura, genere, età e altre forme di differenziazione umana.
All’Inclusive Design Research Center (IDRC) e all’Inclusive Design Institute propongono tre dimensioni per progettazioni inclusive.

Fonte: https://unsplash.com/it/foto/ju1yFZkrxVg

1. Riconoscere diversità e unicità

Il design inclusivo considera diversità e unicità di ogni individuo. Quando le persone sono lontane dalla media ipotetica, bisogni e obiettivi diventano molto varii. Per questo motivo non esistono soluzioni di massa adatte a tutta la popolazione, così il design inclusivo funziona meglio con le configurazioni personalizzate sulle esigenze specifiche.

“I sistemi flessibili o adattabili, come quelli digitali, sono i più adatti a questo scopo. […] Ciò non implica una soluzione separata, specializzata o segregata. Le soluzioni segregate non sono sostenibili né economicamente né tecnicamente. Le personalizzazioni e le configurazioni flessibili progettate in modo inclusivo devono essere integrate per mantenere l’interoperabilità e la validità. Questo non implica anche sistemi adattivi che fanno scelte per l’utente. Il design inclusivo riconosce l’importanza dell’autodeterminazione e della conoscenza di sé. Le scelte progettuali o di configurazione spettano all’utente e il design adattivo favorisce la crescita dell’autoconoscenza, laddove possibile”.

2. Processi e strumenti inclusivi

I gruppi di progettazione inclusiva dovrebbero essere eterogenei e includere persone che hanno vissuto le esperienze di disabilità a cui i progetti sono destinati, prestando attenzione a non relegare le persone con disabilità al ruolo di soggetti di ricerca o di partecipanti simbolici alla progettazione.

3. Impatto benefico più ampio

È necessario diventare consapevoli del contesto, delle influenze e conseguenze di qualsiasi progetto, in modo da mirare a ottenere un influsso positivo che superi il progetto specifico. “Il design inclusivo dovrebbe innescare un ciclo virtuoso di inclusione.” ( 5 )

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Fonte: https://unsplash.com/it/foto/9xxNZCJZ8bA

Le disabilità non sono tutte uguali

Le soluzioni per rendere accessibili le visualizzazioni dati deve iniziare con l’identificazione delle persone per cui stiamo progettando e il riconoscimento delle loro esigenze.

Le visualizzazioni dei dati rappresentano un linguaggio visivo. Spesso, quindi, quando ci interroghiamo sull’accessibilità dei grafici pensiamo quasi esclusivamente alle varie forme di disabilità visiva. Il discorso sull’accessibilità andrebbe affrontato anche da un’altra prospettiva.

Nelle definizioni che ho proposto, infatti, il concetto di accessibilità è applicato ai progetti, alle pratiche e alle metodologie, non alle persone.

Disturbi visivi

Gli esempi più comuni dei disturbi visivi comprendono varie forme di daltonismo, l’ipovisione, ovvero la riduzione parziale della vista e la cecità.
Per tutte le persone con una diversa percezione visiva distinguere gli elementi dei grafici può essere complicato e sfidante.

La prima conseguenza è la difficoltà a comprendere i dati. Se il grafico è interattivo, inoltre, i punti di interazione possono essere impercettibili. Il contrasto è un elemento essenziale nelle data visualization che supporta anche le disabilità situazionali che sappiamo essere molto frequenti.
Per le persone cieche che utilizzano tecnologie di assistenza per interagire con le piattaforme web la maggior parte dei grafici è completamente inaccessibile.

Disabilità fisiche o motorie

Le disabilità motorie comprendono condizioni come le forme di artrite e il morbo di Parkinson che sono cause molto comuni.
Molte persone con disabilità motorie hanno difficoltà a usare con precisione il mouse del computer e utilizzare la navigazione tattile con precisione nelle aree digitali piccole.
Fare zoom, navigare un dataset, cliccare su un data point e interagire con i menù dei grafici sono azioni molto complesse per molte persone con disabilità fisica.

Disturbi cognitivi

I grafici possono mostrare anche problemi di accessibilità cognitiva. Le disabilità cognitive comprendono disturbi dell’apprendimento come la dislessia, difficoltà di memoria e di ragionamento spaziale.

Alcune persone con disabilità cognitive possono trovare gli elementi usati per attirare l’attenzione nei grafici, distraenti e caotiche. Altre persone potrebbero trovarli confusi e più difficili da capire rispetto a una tabella dati. Gli individui con dislessia possono trovare le etichette e i titoli difficili da leggere se sono scritti in caratteri piccoli o ornati.

Disabilità situazionali e temporanee

Quello a cui spesso non pensiamo in connessione alle disabilità sono tutte le forme situazionali o temporanee.

Per esempio.

Disabilità situazionali

▶ Disturbi visivi

Facciamo fatica a leggero lo schermo del dispositivo perché il sole è molto forte.

▶ Disabilità fisiche e motorie

Possiamo navigare sullo smartphone con una sola mano perché l’altra la stiamo usando per tenerci durante il viaggio sui mezzi pubblici.

▶ Disturbi cognitivi

Usiamo il cellulare dopo un lungo aperitivo alcolico.

Disabilità temporanee

▶ Disturbi visivi

Abbiamo subito l’operazione laser agli occhi per togliere definitivamente gli occhiali.

▶ Disabilità fisiche e motorie

Abbiamo un braccio ingessato.

▶ Disturbi cognitivi

Il nostro cervello è appannato e poco reattivo perché è un periodo in cui soffriamo di insonnia.

La natura relativa della disabilità

Dopo aver visto a livello panoramico come la disabilità abbraccia diverse modalità è evidente la natura relativa della disabilità e dell’accessibilità.

L’IDRC inquadra la disabilità nel contesto della progettazione. La disabilità non è una caratteristica personale o uno stato binario (disabile – non disabile), ma è “una mancata corrispondenza tra le esigenze dell’individuo e la progettazione del prodotto, del sistema o del servizio.”

Con questa nuova prospettiva che comprende le disabilità situazionali e temporanee è chiaro che la disabilità può essere vissuta da qualsiasi persona esclusa da uno specifico progetto.

Conclusioni

Le pratiche utili per rendere i progetti inclusivi sono in realtà modalità che spingono alla chiarezza e alla riduzione del carico cognitivo per chiunque, infatti “chiunque può potenzialmente trarre beneficio dal design inclusivo.” ( 6 )

“L’accessibilità è la capacità del progetto o sistema di soddisfare i requisiti dell’individuo. Non è possibile stabilire se qualcosa è accessibile se non si conoscono utente, contesto e obiettivo.”
( 7 )

Il grande effetto collaterale della progettazione per l’accessibilità è che l’usabilità tende a migliorare per tutti le utenti e gli utenti.
Tutti e tutte traggono vantaggio da una visualizzazione in cui l’intenzione e le informazioni sono chiare e l’interazione è facile da capire e da utilizzare.

Note e fonti

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