Testi e linguaggi accessibili nel data storytelling

da | 13 Ottobre 2023 | Data storytelling

Il data storytelling è linguaggio: una forma di comunicazione complessa e pluriforme che include numeri, testi e immagini (soprattutto in forma di grafici).

Allenarsi a scegliere parole precise e aperte è fondamentale per il nostro lavoro e per costruire realtà professionali e relazionali consapevoli e plurime.

Linguaggi inclusivi

Usiamo molte parole nel data storytelling, quando condividiamo le comunicazioni con i dati sia in formato scritto (report, dashboard, documenti via email) sia orale (presentazioni, video, lezioni). I grafici, inoltre, per essere compresi necessitano di parole: titoli, sottotitoli, etichette e annotazioni.
Potremmo intendere queste parole come una particolare tipologia di microtesti ( 1 ). Senza questi testi, il grafico potrebbe risultare incomprensibile.

Per me è importante usare, insegnare e promuovere un linguaggio aperto e rispettoso.
È un posizionamento professionale e personale.

“Il dizionario Oxford Languages definisce l’inclusività (inclusiveness) come la tendenza a estendere a quanti più soggetti possibili il godimento di un diritto o la partecipazione a un sistema o attività.” ( 2 )

Come sottolinea Alice Orrù spesso le parole subiscono le mode e vengono abusate fino a diventare vuote. “Per questo è sempre più frequente che si scelgano aggettivi alternativi per definire il linguaggio che rispetta tutte le persone: esteso, ampio, aperto.” ( 3 )

Noi esseri umani funzioniamo attraverso generalizzazioni e stereotipi. Possiamo praticare la consapevolezza per utilizzare, sostenere e incoraggiare linguaggi che siano “liberi da parole, toni o immagini che riflettano opinioni pregiudizievoli, stereotipate o discriminatori verso determinati gruppi di persone.” ( 4 )

Linguaggi utilizzabili e comprensibili

La prima e fondamentale azione è usare linguaggi semplici e comprensibili, sia per scrivere gli elementi testuali dei grafici, sia per strutturare l’intera comunicazione con i dati.

Un linguaggio semplice e chiaro garantisce che le persone comprendano il testo secondo gli obiettivi comunicativi. Per raggiungere un pubblico ampio, che comprenda anche persone non madrelingua, è utile scrivere in modo lineare e centrato.

Anche le persone con disabilità cognitive possono trarre vantaggio dall’uso di un linguaggio semplice. Per linguaggio semplice intendiamo un linguaggio che mira a essere chiaro e sintetico e che evita di essere inutilmente prolisso e contorto.

Le linee guida WCAG 2.1 propongono quattro principi base dell’accessibilità web che comprendono anche il linguaggio. I pilastri sono: percepibile, utilizzabile, comprensibile e robusto.

In questo articolo ci concentreremo sui principi di utilizzabile e comprensibile.

Utilizzabile

Per scrivere in modo utilizzabile è possibile fare riferimento anche ai principi noti nell’ambito del visual design, soprattutto per quanto riguarda la gerarchia informativa e visiva.

▶   Posizione

Usare la posizione dei testi per dare una sequenza di lettura e di azioni da svolgere. Sia per quanto riguarda l’intera pagina web sia per il grafico stesso. Per questo è bene posizionare le informazioni più importanti in alto (meglio nell’angolo in alto a sinistra). Il titolo deve essere posto in alto, appena sopra il grafico. Senza questo elemento, infatti, il grafico è spesso incomprensibile.

Le informazioni secondarie, utili, ma da leggere in un secondo momento, invece, possono essere collocate in basso. Per esempio, informazioni come la fonte dei dati o alcune note metodologiche, io spesso le inserisco in basso a destra, nelle note in fondo alla pagina o in appendice.

Anche nelle situazioni orali è importante la posizione: meglio iniziare con gli elementi più importanti, rinunciando a introduzioni inutili e noiose.

▶   Dimensione

I testi piccoli sono più difficili da leggere e dovrebbero essere evitati o limitati. Possiamo considerare l’uso di abbreviazioni solo se sono universalmente condivise, in modo da ricavare spazio che consenta di inserire un testo di dimensioni maggiori. È bene prestare attenzione che il testo non sia ostacolato da altri elementi del grafico e che abbia un contrasto sufficiente rispetto allo sfondo, per essere leggibile anche per le molteplici disabilità visive. 

Possiamo usare le dimensioni del testo per indicare l’importanza delle informazioni e la sequenza da seguire. Per esempio, il titolo sarà di dimensioni maggiori rispetto agli altri elementi testuali, compresi sottotitolo, etichette e annotazioni.

Nei documenti scritti, come i report, è bene gestire le dimensioni dei titoli dei capitoli in modo differente rispetto alle grandezze dei titoli dei paragrafi così da aiutare le persone a comprendere e seguire la struttura del documento.

▶   Spazio bianco

Ho già trattato l’importanza dello spazio bianco nell’articolo Accessibilità applicata al data storytelling.

Possiamo lavorare sullo spazio bianco in molti modi differenti. Usiamolo come strumento vantaggioso per guidare l’esperienza delle persone in modo chiaro e leggero.

Possiamo usare lo spazio bianco intorno al grafico e intorno ai vari elementi che lo compongono. Per esempio, lasciando spazio tra titolo e sottotitolo.

Nei documenti scritti è importante usare lo spazio tra i paragrafi per evitare il muro di parole che rende faticoso l’impatto visivo e cognitivo delle pagine a colpo d’occhio. Nelle situazioni orali, significa usare le pause in modo strategico.

Comprensibile

“Per essere accessibile il contenuto deve essere comprensibile e memorizzabile.” ( 5 )

▶   Tecnicismi e forme gergali

In generale sarebbe meglio evitare di usare tecnicismi e forme gergali a meno che non abbiamo la certezza che siano condivisi da tutte le persone del pubblico. Quando i termini tecnici sono indispensabili vanno spiegati in modo chiaro, ma non possiamo aspettarci che le persone ne memorizzino definizioni e usi.

▶   Coerenza

Usare il linguaggio in modo coerente con il contesto e con il proprio stile comunicativo. Abbiamo la libertà di ripetere le parole senza dover cercare sinonimi bizzarri (a differenza di quello che ci hanno inculcato durante le scuole dell’obbligo.)

▶   Centratura

Il linguaggio è centrato quando opera nella direzione degli obiettivi comunicativi. Gli obiettivi comunicativi sono decisi in base ai fattori emersi nelle analisi preliminari, quali contesto, pubblico, motivazioni e scopo.

Titoli nei grafici

Per la comprensione della maggior parte dei grafici il titolo è indispensabile, per questo abbiamo consigliato di posizionarlo in alto, sopra il grafico stesso.

Da alcune ricerche è emerso, inoltre, che ogni volta che viene chiesto al pubblico di spiegare il significato delle visualizzazioni, le persone tendono a riformulare il titolo del grafico dando una propria interpretazione semantica.

I titoli devono essere brevi e sintetici. Devono contenere solo l’elemento più importante che il grafico veicola. Altri elementi, comprese le informazioni di contesto, possono essere inseriti nei sottotitoli e nelle annotazioni.

Quando il titolo del grafico include la punteggiatura il carico cognitivo necessario per la comprensione del grafico diminuisce.

Nel data storytelling una pratica molto utile è utilizzare i takeaway title, in italiano li potremmo tradurre con titoli di richiamo.

Ho incontrato per la prima volta i takeaway title nel blog Storytelling with data di Cole Nussbaumer Knaflic ( 6 ) e poi ho ritrovato lo stesso concetto nei contenuti di altre persone specializzate in data storytelling e data visualization.

I takeaway title, a differenza dei titoli descrittivi, sono brevi frasi che raccontano un risultato o incoraggiano l’azione. Lo scopo è guidare le persone in modo che sappiano cosa cercare nei dati già a partire dal titolo.

Cambiando il titolo, cambia anche come le persone interpretano grafici e dati.

Caratteri tipografici e font

Font e carattere sono usati come sinonimi anche se non lo sono. Sono due elementi diversi, ne scriverò in un altro articolo.

La scelta del font è importante per l’accessibilità e la leggibilità dei testi, per tutte le persone, comprese quelle con forme di dislessia. Tanti font sono stati creati per essere molto leggibili e chiari. Per questo è meglio preferire i font senza grazie, sans serif, che sono percepiti come meno affollati.

Font facilmente reperibili e spesso consigliati sono, per esempio, Helvetica e Verdana.

Gli studi raccomandano anche di evitare gli stili di carattere corsivo (o italico) che mostano leggibilità ridotta.

L’interlinea e la spaziatura tra le parole influiscono sulla leggibilità del testo, quindi, devono essere analizzate e scelte con cura.

Ascolto e feedback

Per ottimizzare e migliorare progetti e storie con i dati è essenziale ascoltare il più possibile il pubblico e chiedere feedback.

Solo con l’ascolto attivo possiamo capire come rendere più chiare le informazioni e gli elementi necessari a un buon data storytelling.

Conclusioni

I linguaggi sono sempre immersi nel contesto d’uso. Per questo ogni struttura, testo e microtesto deve essere scelto in base al pubblico a cui ci rivolgiamo e agli scopi della comunicazione. Possiamo utilizzare testi chiari e centrati solo se conosciamo le competenze e gli obiettivi del pubblico.

Porre la nostra attenzione su linguaggi aperti significa addestrarci a ottimizzare le nostre comunicazioni con i dati per essere più efficaci anche per pubblici ampi e diversificati.

Note

( 1 ) Nei settori del data storytelling e della data visualization non ho mai incontrato il termine “microtesti”. Treccani lo definisce in riferimento alla critica letteraria, mentre nel modo del web design mi sembra sia usato come sinonimo di UX microcopy.

( 2 ) ( 3 ) Di Michele, Fiacchi, Orrù, 2022, pp. 31-32.

( 4 )  Di Michele, Fiacchi, Orrù, 2022, pp. 35.

( 5 )  Di Michele, Fiacchi, Orrù, 2022, pp. 214.

( 6 ) https://www.storytellingwithdata.com/

Bibliografia

Carrada L. (2012), Lavoro dunque scrivo, Zanichelli, Bologna.

De Mauro T. (2003), Guida all’uso delle parole, Editori Riuniti, Roma.

Di Michele V., Fiacchi A., Orrù Alice (2022), Scrivi e lascia vivere, Flacowski, Palermo.

Zantedeschi R. (2023), Comunicare e scrivere per trovare lavoro, Hoepli, Milano.

Condividi questo post: